Secondo la sentenza n. 9156/2015 della Corte di Cassazione la
coltivazione di stupefacenti costituisce reato anche quando sia realizzata per la
destinazione ad uso personale, ma il Giudice deve comunque verificare in concreto l'offensività della
condotta ovvero l'idoneità della sostanza ricavata a produrre un effetto
drogante.
Sulla base di tali principi la Cassazione ha sancito l'irrilevanza penale dell'attività di coltivazione posta in essere dall'imputato
(coltivazione domestica di cinque piantine invasate dalle quali sono
risultate estraibili, grammi 0,1048 di sostanza stupefacente del tipo
cannabis di cui non era stato neanche indicato il principio attivo), ritenendo che tale condotta non fosse offensiva dei beni giuridici tutelati dalla norma incriminatrice.
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