domenica 15 novembre 2015

Viola i domiciliari chi fugge della moglie?

Con la sentenza  44595/2015 la Corte di legittimità si è pronunciata in relazione al caso di un soggetto sottoposto alla misura  cautelare degli arresti domiciliari il quale, dopo un litigio con la moglie, aveva avvertito il 113 ed  era uscito dal proprio domicilio e aveva atteso l'arrivo dalle forze di Polizia.
Secondo la Corte di Cassazione  nel caso di specie non vi è evasione poichè, con la comunicazione alle forze dell'ordine dell'allontanamento dovuto alla impossibilità di permanere al domicilio,  non può dirsi integrato l'elemento della volontà di sottrarsi ai controlli.

La diffamazione a mezzo web può essere accertata con la tecnica e la logica.

La Corte Di Cassazione nella sentenza  n. 34406/2005 si  è occupata della diffamazione a mezzo web dal punto di vista  probatorio.
Nel caso di specie un soggetto aveva postato su un sito web due annunci apparentemente provenienti dalla ex-moglie,in cui si offrivano prestazioni di natura sessuale, con l'indicazione dei numei telefonici della donna.
La Corte Suprema ha rigettato il ricorso dell'imputato ritenendo  affidabili gli accertamenti tecnici eseguiti che, nello specifico, avevano consentito di  ritenere che l'annuncio diffamatorio era stato  creato e messo in rete in un preciso arco temporale da un dispositivo identificato dall' IP (Internet Protocol Address) associato al router dell'imputato.
La sentenza di condanna  e' stata, quindi, confermata poichè i fatti sono  stati accertati  sotto il profilo tecnico ma anche dal punto di vista logico  dato che l'imputato era in contrasto  con la moglie  per l'attribuzione della casa familiare e  per l'affidamento dei figli.

domenica 13 settembre 2015

Porto d'armi e procedimento penale archiviato.

Il Tar Piemonte (Sentenza, Sez. I, 29 luglio 2015, n. 1284) afferma il principio secondo cui la sottoposizione a procedimenti penali, conclusa con provvedimenti di archiviazione, non è circostanza che da sola possa giustificare il divieto di autorizzazione al porto d'armi per sopravvenuta inaffidabilità del titolare della stessa per perdita del requisito della buona condotta. 
La perdita del requisito della buona condotta, infatti,  può essere conseguente solo ad una valutazione complessiva della personalità del soggetto destinatario del diniego di rinnovo dell'autorizzazione di polizia (T.A.R. Campania, Napoli, Sez. V, 20 dicembre 2012, n. 5288).

Chi scappa dopo aver provocato un incidente stradale può essere arrestato anche dopo 24 ore.

Con la sentenza 10 agosto 2015, n. 34712 la Cassazione ha affermato il principio secondo cui chi scappa dopo aver provocato un incidente stradale può essere arrestato anche dopo 24 ore.
Nel caso concreto il GIP  aveva ritenuto illegittimo l'arresto eseguito dai carabinieri poiché adottato fuori dai casi di flagranza (arresto operato a circa trentaquattro ore dal verificarsi del sinistro stradale).
Avverso l'ordinanza di mancata convalida dell'arresto proponeva ricorso per cassazione il P.M., in particolare evidenziando come l'attività di polizia giudiziaria era stata eseguita nel rispetto delle norme di legge, in ipotesi di c.d. flagranza differita o prolungata.
La Corte, nel'accogliere il ricorso del P.M., ha ritenuto  legittimo l'arresto eseguito dalla polizia giudiziaria pur dopo il decorso di oltre 24 ore dal sinistro stradale.
La decisione della Cassazione chiarisce che il concetto di  l'inseguimento del reo deve essere inteso in senso più ampio di quello strettamente letterale. Con inseguimento  deve, infatti, intendersi anche l'azione di ricerca, immediatamente eseguita, anche se non immediatamente conclusa, purché protratta senza soluzione di continuità, sulla base delle ricerche immediatamente predisposte (nel caso di specie i Carabinieri  erano intervenuti  subito dopo la commissione del fatto e da quel momento non risulta alcuna interruzione nelle ricerche del responsabile del sinistro stradale quindi l'inseguimento - inteso nel senso sopra specificato - non poteva ritenersi concluso con la identificazione del responsabile.

venerdì 11 settembre 2015

Reati stradali: il rispetto dei limiti di velocità può non esonerare da responsabilità penale.


La Corte di Cassazione con la sentenza  n. 35331 del 24 agosto 2015 ha affermato  il principio secondo cui  il rispetto della velocità massima consentita sulle autostrade di 130 Km/h, non esclude la colpa del conducente per l'incidente provocato poichè una tale velocità massima presuppone che la visuale autostradale risulti libera per un lungo tratto in modo tale da assicurare eventuale manovra di emergenza e, in ogni caso,  occorre mantenere una  distanza di sicurezza proporzionale all'elevata velocità tenuta e al corrispondente necessario spazio di frenata.
Pertanto secondo la  Cassazione l'osservanza della regola cautelare imposta dalla legge (rispetto della velocità massima consentita dal codice della strada) non vale sempre ad esonerare dalla responsabilità per il reato colposo quando esistano concrete circostanze che la rendano inidonea, nel caso concreto, a garantire la tutela del bene cui la regola cautelare è preordinata.

lunedì 20 luglio 2015

La sciabola da ufficiale non è arma da guerra.

Il T.A.R del Lazio con la sentenza 26/06/2015 ha annullato in parte un provvedimento che aveva disposto il divieto di detenere armi, munizioni e materie esplodenti, con ingiunzione di vendere o cedere le armi munizioni e materie esplodenti a persone non conviventi.
Secondo il  T.A.R. il suddetto divieto  (giustificato per due pistole) non può ricomprendere la sciabola da ufficiale e lo spadino di scuola militare poichè la nozione di armi da guerra e di armi comuni da sparo  è  di stretta interpretazione e non è estendibile alla sciabola e allo spadino di scuola militare.

Chi imbocca la corsia viacard per non pagare il pedaggio commette insolvenza fraudolenta

Secondo la sentenza della Corte di Cassazione  n. 28804 del 07/07/2015 l'automobilista che,  per non pagare il pedaggio, imbocca la pista di uscita dedicata agli utenti muniti di tessera "Viacard", commette il reato di insolvenza fraudolenta e non l'illecito amministrativo previsto dall'art. 176 del codice della strada.
Nel caso concreto l'automobilista era reiteratamente entrato autostrada prelevando l'apposito tagliando,  ed uscito  nella corsia dedicata ai possessori di tessera "Viacard", ottenendo il rilascio, da parte dell'addetto al casello, del rapporto di mancato pagamento per carenza di possesso della tessere elettronica.
Se la condotta è reiterata e comporta il formarsi di un ingente debito nei confronti del gestore del servizio, secondo la Suprema Corte, si perfeziona il reato di insolvenza fraudolenta.

lunedì 15 giugno 2015

ll datore di lavoro che tollera il mobbing del superiore gerarchico è responsabile.


La Corte di Cassazione con la sentenza 10037/2015 ha precisato che, in tema di mobbing, la circostanza che la condotta provenga da altro dipendente in posizione di supremazia gerarchica rispetto alla vittima, non esclude  la responsabilità del datore di lavoro ex art  2049 cod. civ (responsabilità dei padroni e comittenti per il fatto illecito dei domestici e commessi).
Nel caso di specie, le corti di merito avevano condannato un'amministrazione comunale e un lavoratore in posizione di supremazia gerarchica a risarcire il danno alla salute e professionale in favore di una dipendente vittima di mobbing (consistito in  sottrazione delle mansioni, spostamento  da un ufficio ad un altro senza plausibili ragioni, umiliazione di essere subordinati a chi prima era un proprio sottoposto, assegnazione ad un ufficio aperto al pubblico senza possibilità di poter lavorare).

domenica 15 marzo 2015

Coltivare poche piantine di cannabis costituisce reato?

Secondo la sentenza n. 9156/2015 della  Corte di Cassazione la coltivazione di stupefacenti costituisce reato  anche quando sia realizzata per la destinazione  ad uso personale, ma il Giudice deve comunque verificare in concreto l'offensività della condotta ovvero l'idoneità della sostanza ricavata a produrre un effetto drogante.
Sulla base di tali principi la Cassazione ha sancito l'irrilevanza penale dell'attività di coltivazione posta in essere dall'imputato (coltivazione domestica di cinque piantine invasate dalle quali sono risultate estraibili, grammi 0,1048 di sostanza stupefacente del tipo cannabis di cui non era stato neanche indicato il principio attivo), ritenendo che tale condotta  non fosse  offensiva dei beni giuridici tutelati dalla norma incriminatrice.


giovedì 12 marzo 2015

Guida in stato di ebbrezza anche al conducente della bicicletta.

Con la sentenza del 2 febbraio 2015, n. 4893 la Corte di Cassazione ha stabilito che il reato di guida in stato di ebbrezza può essere addebitato anche  a chi conduce la bicicletta.
La tesi difensiva della pretesa inoffensività della condotta tenuta dal conducente è stata respinta sulla base della considerazione che la conduzione della bicicletta in condizioni di ebbrezza alcolica è comunque idonea ad interferire con il sicuro e regolare andamento della circolazione stradale costituendo un pericolo per la sicurezza della strada.

L'ascia per tagliare la legna non è arma impropria.

Con la sentenza n.6261/2015 la Corte di Cassazione ha affermato il principio  che un'ascia idonea a tagliare piccoli pezzi di legno, in un ambiente montano, non ha i requisiti richiesti per essere considerata un'arma impropria.
In particolare  la Cassazione ha ribadito il principio secondo cui gli oggetti indicati  nella prima parte dell'art 4 comma 2 della L. 110/75 sono equiparabili alle armi improprie con la conseguenza che   il loro porto costituisce reato alla  condizione che avvenga "senza giustificato motivo", mentre per gli altri oggetti, non indicati in dettaglio, cui si riferisce l'ultima parte della citata norma, occorre anche l'ulteriore condizione che essi appaiano "chiaramente utilizzabili, per le circostanze di tempo e di luogo, per l'offesa alla persona".
Da ciò deriva la non rilevanza a fini penali, quale arma impropria, di un'ascia la cui caratteristica fondamentale e' la destinazione al taglio di piccoli pezzi di legno nei lavori compiuti in una tipica ambientazione di montagna, con l'esclusione dell'utilizzabilità dell'arnese a fini di offesa alle persone.

venerdì 16 gennaio 2015

Valore del CID: prova liberamente apprezzabile dal giudice.

 Il Tribunale di Verona con la sentenza 23/10/2014 ha stabilito che la dichiarazione confessoria contenuta nel CID ( modulo di constatazione amichevole)  resa dal responsabile del danno non ha valore di piena prova  ma deve essere liberamente apprezzata dal giudice.
Nello specifico, secondo il Tribunale veneto, si applica l'art 2733, III comma ccsecondo cui, in caso di litisconsorzio necessario, la confessione resa da alcuni soltanto dei litisconsorti è, liberamente apprezzata dal giudice.